Il ruolo indefinito dei medici nelle carceri italiane

 

 

di Domenico Ciardulli

Vita, 19 marzo 2011

I medici che lavorano nelle carceri del nostro paese non dipendono più dall’Amministrazione Penitenziaria ma dal Ministero della Salute. Questa “indipendenza di ruolo” andrebbe meglio chiarita e definita specialmente dopo ciò che è emerso con forza con la morte di Stefano Cucchi e con l’esigenza sempre maggiore di tutelare i diritti fondamentali delle persone detenute tra i quali c’è il diritto all’integrità fisica.
È per questo motivo utile diffondere la seguente dichiarazione di Mauro Palma, presidente del Comitato europeo per la prevenzione della tortura e dei trattamenti inumani e degradanti: “Il medico ha un ruolo fondamentale nel prevenire i maltrattamenti, ma è singolare che esistano medici che, all’ammissione in carcere, fanno la visita alla presenza di personale non medico e dipendente dall’amministrazione penitenziaria. Questa cosa è vietata da qualunque standard europeo, a meno che il medico per questioni di sicurezza personale richieda la presenza di un agente, che va assolutamente motivata. Questo è un punto essenziale.
L’altra questione è che noi del Comitato troviamo persone a cui in sede di visita medica non è stato chiesto, per esempio, di togliersi i vestiti. Fa parte della deontologia medica, prima di annotare che la persona non presenti segni di maltrattamenti, chiedere che si spogli, e visitarla, cosa che non sempre avviene quando c’è un rapporto di dipendenza dei medici dall’amministrazione.
C’è poi una questione italiana su cui il Comitato ha molto da ridire, ovvero che in generale il medico fa parte del Consiglio di disciplina, e questa è una cosa inaccettabile perché rompe la relazione medico - paziente. Il medico in carcere è il medico del paziente, e il paziente è il detenuto. Il medico non deve essere coinvolto nelle questioni disciplinari e deve avere il potere anche di interrompere l’isolamento punitivo del detenuto in qualsiasi momento. È quanto succede negli Stati che seguono i nostri standard”.