CONSIDERAZIONI SULL’INCONTRO DI MILANO [con Peppe Dell’Acqua e Renzo De Stefani: Martedì 24 settembre 2013, ore 10.00 - Camera del Lavoro Metropolitana di Milano- ] di Renzo De Stefani, Referente Nazionale “Le Parole Ritrovate”
Grazie ancora alla CGIL lombarda per aver organizzato martedì scorso alla camera del lavoro di Milano l’incontro su 180/181. È stata, dal mio punto di vista, una occasione importante per sentire pareri, anche molto diversi, su una questione che ci sta a cuore a tutti: far si che i servizi di salute mentale siano i ‘migliori’ possibili.
Perché su questo abbiamo sentito tutti, ma proprio tutti gli intervenutåi nel dibattito, lamentare inadempienze, mancanze, storie di cattiva psichiatria. Un po’ meno chiaro nella foga della discussione, e anche nell’intervento di Peppe dell’Acqua di ieri, il rapporto tra 180 / cattivi servizi / 181 / futuro.
La posizione di Parole ritrovate è chiarissima e mi fa piacere qui ribadirla.
La Legge Basaglia 180/1978 è il frutto di una grande rivoluzione culturale che ha portato alla chiusura dei manicomi, terribili emblemi di morte civile e che ha ridato dignità al malato e alla sua famiglia. La legge 180 ci ha lasciato un impegno di quelli che vanno onorati: offrire ai malati e alle loro famiglie una rete di servizi efficienti ed efficaci ‘inventando’ letteralmente un modello di cura tutt’altro che semplice e scontato. Naturalmente non ci ha detto come farlo. Non era nata per questo, lei, una legge quadro di pochi, grandi principi. Del resto, non era possibile nel lontano ‘78 esplicitare il come dare gambe compiute a quella rivoluzione.
Quindi diamo alla 180 tutti i suoi grandi meriti e diamo ai tanti uomini che, in Italia non hanno saputo fare il loro ‘dovere’, nel dare gambe e concretezza a quei principi, le loro ‘brutte’ responsabilità.
Avendo chiaro che la 180 ha 35 anni e 4 mesi e che in questo tempo enorme i segnali giunti dalle istituzioni (Parlamento. Regioni, ASL, DSM) sono stati evidentemente insufficienti a produrre gli effetti desiderati, rispondiamo ora alla domanda che unisce la maggioranza di noi: come fare a far diventare ‘migliori’ i cattivi servizi?
Aspettiamo che chi sin qui ha dormito si svegli all’improvviso? Continuiamo a sopportare episodiche diatribe tra detrattori e fautori della 180, pur se consapevoli che sono discussioni del tutto inutili perché la 180 è consegnata, per fortuna, alla storia, e nessuno può seriamente pensare ad ‘abolirne’ l’etica che la legittima? O restiamo in silenzio a macerare in quel dolore assoluto di cui tante famiglie non riescono a vedere la fine? O apriamo fronti di lotta tra servizi e familiari o tra associazioni e assessorati di vario tipo per vincere una guerra che non può esistere?
Le Parole ritrovate non credono di avere la ricetta magica, ci mancherebbe! Però in quasi 15 anni di vita qualcosa abbiamo imparato e vogliamo metterlo a disposizione di quanti vogliono ascoltarlo o condividerlo. Anzitutto scambiandoci esperienze, alla pari. Migliaia di utenti, di familiari, di operatori, di cittadini, in tutta Italia, hanno coltivato la pratica del confronto e della costruzione di un sapere comune. Quello che chiamiamo il fareassieme. E sempre, esercitando questo paziente lavoro di democrazia plurale, abbiamo fatto qualche passo, fosse anche quasi invisibile, verso una qualità della vita migliore.
Il fareassieme, le sue piccole pratiche, i suoi entusiasmi, positivi e sorridenti…a un certo punto abbiamo pensato di raccoglierli in un disegno di legge, di iniziativa popolare. Lo abbiamo costruito e ricostruito, lo abbiamo anche sofferto al nostro interno in alcuni passaggi, lo stiamo in questi mesi discutendo in giro per l’Italia con tantissime persone, sia dentro che fuori dal mondo della salute mentale.
E ne siamo orgogliosi! Non perché pensiamo che sia la verità assoluta o il distillato di tutte le saggezze possibili. Piuttosto perché vediamo e sentiamo che tanti amici, di estrazioni le più diverse, stanno vedendo nella 181 tre cose:
L’onestà e la passione di chi vuole, a partire dalle esperienze, cercare di cambiare il mondo, facendolo assieme, utenti, familiari, operatori, cittadini.
La determinazione nel volerlo fare non contro qualcosa o qualcuno, ma per una buona causa comune, ‘catturando’ tanti compagni di strada attraverso la positività e il sorriso.
La consapevolezza che la 181 è uno strumento, perfettibile sicuramente e aperto a contributi altri. Uno strumento che secondo noi può essere, in questo momento, dopo 35 anni e 4 mesi, un buon strumento per cercare di uscire dal pantano in cui ci troviamo imprigionati. Un ‘grimaldello’ possibile, come martedì a Milano diceva Pierfrancesco Majorino, assessore comunale alle politiche sociali e firmatario della 181, per aprire una strada, per guardare alla luna (e non al dito), per pensare delle comunità possibili dove l’utopia del fareassieme diventa realtà quotidiana.
Ingenui e sognatori? Certamente. Contenti di esserlo, con fiducia e speranza, non a caso le parole chiave della nostra proposta. Che vi preghiamo di leggere, se già non l’avete fatto. Per evitare di decidere a priori dove sta il bello e dove il brutto.
Sul sito http://www.leparoritrovate.com la trovate facilmente. Un caro saluto
Renzo De Stefani
Referente nazionale Le parole ritrovate
PS
Il dibattito di Milano ha acceso una bella discussione, non solo tra chi vi ha partecipato. Chi volesse replicarlo nella sua città si faccia vivo! Noi ci siamo.
 

Virgilio Baccalini su 180 e 181
12 ottobre 2013 | www.news-forumsalutementale.it/

Dal dibattito di Milano: Le leggi per la salute mentale, cittadini, persone, soggetti

Leggendo l’opuscolo Proposta di legge “181”. Con lo sguardo rivolto al futuro. Norme per valorizzare, in continuità con la legge 180/1978, la partecipazione attiva di utenti, familiari, operatori e cittadini nel Servizi di salute mentale e per promuovere buone cure in tutta Italia, non ho potuto fare a meno di osservare che nelle Note introduttive mancano i riferimenti al quadro normativo e a quello istituzionale che, di solito, accompagnano la presentazione di un testo di legge che si propone di avere ampio respiro. E’ anche curioso che, come precedente normativo, venga indicato solo il DPR 10.11.99 e non il suo precedente 07.04.94 e che non si faccia cenno dell’avvenuta riforma del Titolo V della Costituzione, con la rielaborazione delle materie esclusive e concorrenti nell’ambito della sanità. E quindi non si comprende come mai non si citino le normative regionali, alle quali per altro le stesse Leggi 180 e 833 del 78’ demandavano l’attuazione della riforma.

Mi pare che, senza tener presente quei due passaggi, sia difficile poi una disamina puntuale delle questioni relative alla salute mentale nel nostro paese. Osservo solo che il DPR occupa il secondo livello nella gerarchia normativa e che indicarlo come portatore di una sua intrinseca debolezza nella capacità di far rispettare il proprio dettato, rischia di lasciare in secondo piano il fatto di per sé allarmante che moltissime leggi italiane, a causa dell’abnorme stratificazione legislativa, e non solo, finiscono per restare lettera morta.

Per entrare nel vivo della mia partecipazione al dibattito, ho affermato che condividevo la tua (Dott. De Stefani, ndr) argomentazione sul quarto dei principi (i primi tre essendo indicati nelle Note) che la 180 introduce: la salvaguardia indiretta dei diritti della persona sofferente, con l’abolizione diretta della normativa del 1904 e di ogni altra disposizione che fosse incompatibile con la 180 stessa.

Osservo ora che una proposta di legge che non tenga conto di questo passaggio cruciale, misconosciuto e/o trascurato nelle più svariate sedi, rischia di essere monca là dove dovrebbe essere più avvertita. Il tema della violazione dei diritti della persona, ora che esistono gli strumenti di critica giuridica per avere consapevolezza dei gravi reati che si consumano quotidianamente contro le persone sofferenti (ingiurie, minacce, sequestro di persone e violenza privata) nei servizi di mezza Italia, non ottiene il suo giusto rilievo giurisprudenziale e informativo per un solo motivo: la paura che trattiene le persone direttamente e indirettamente interessate da quelle violazioni dal denunciarle all’opinione pubblica e alla magistratura.

Per inciso noto che il taglio degli ultimi cinque articoli, dal 20 al 24, operato nel testo distribuito in sala, rispetto all’ultima versione distribuita in rete, elimina anche quel pallido riferimento alle pratiche di contenzione (Non prevede al suo interno [dell’spdc, nda]interventi di costrizione fisica dei degenti) che il soppresso articolo 21 conteneva.

In sala ho fatto notare come il testo della 181 fosse con ogni probabilità destinato ad entrare in conflitto di costituzionalità fin dall’esame in commissione, se pure riuscirà ad essere esaminato dal Parlamento e, nel caso assai improbabile di sua approvazione, ad aumentare la stratificazione legislativa, visto che non prevede nessuna abrogazione di legislazione precedente.

Per ragioni di tempo non ho potuto integrare l’osservazione con quella a lei legata che, con il dispendio di energie profuso per la compilazione del testo di legge e la sua divulgazione accompagnata dalla raccolta di firme, si sarebbero potute condurre sul territorio efficaci azioni di tutela dei diritti delle persone con sofferenza psichica e sviluppare ulteriormente le altre azioni previste dal circuito Le parole ritrovate.

Ho fatto tuttavia notare che la proposta di un nuovo testo di legge da sovrapporre a mo’ di integrazione a quello della 180, indebolisce le residue possibilità di quest’ultima di essere attuata nello spirito e negli sviluppi di critica e discussione, cui il suo varo ormai lontano ha dato vita. Molto meglio rafforzare la spinta ad attuare quelle parti normative che ne discendono, da lei e dai progetti obiettivi e dalla letteratura in proposito, piuttosto che lanciare la sfida di un nuovo testo che, aggiungo ora, presenta elementi di criticità preoccupanti.

di Virgilio Baccalini

 

Gianluigi Postini su 180 e 181
12 ottobre 2013

Cari,

mi accingo ad evadere la richiesta relativa al mio intervento nel corso del confronto legge 180 v/s 181 presso la camera del lavoro CGIL di Milano (Le leggi per la salute mentale, cittadini, persone, soggetti  vedi)

Purtroppo il tempo a disposizione per esporre un intervento strutturato era limitatissimo e quindi non ho potuto esprimere compiutamente il mio pensiero peraltro in un’atmosfera vergognosamente conflittuale.

Pertanto oltre a scrivere quel poco che ho detto, mi sforzerò di esprimere qui sul Forum la mia opinione.

Premetto che, dopo avere ripetutamente letto la premessa e l’articolato della proposta di legge 181, non sono ancora riuscito a capirne pienamente l’obiettivo.

 

Intervento

Sono Gianluigi Postini, socio dell’associazione familiari “Piccoli Passi Per” di Bergamo, socio fondatore dell’associazione culturale di Lovere (BG) e vice presidente della cooperativa “Biplano” di tipo A e B che opera nel campo privato sociale della salute mentale, dove sono presente in qualità di “sentinella” a tutela dell’utente.

Da 21 anni mi occupo della salute mentale in qualità di familiare e oggi, dopo tanto faticoso peregrinare, posso umilmente annoverarmi nella schiera dei cosiddetti “Utenti Familiari Esperti” per portare la mia testimonianza sul territorio come volontario.

Nella premessa della proposta di legge 181 si parla di fiducia e speranza ed io, purtroppo, vi parlo in qualità di familiare profondamente deluso.

Ho lavorato una vita in un’industria di fama mondiale quale responsabile della qualità e posso affermare che non viene dato seguito a quanto nella premessa della proposta di legge 181 dove “si garantisce la declinazione di alcuni degli aspetti più importanti del  cosa, dove, come, quando e perché”. Ritengo, a tale proposito, che la proposta, con l’ambiziosa finalità di andare oltre la legge 180, contenga delle linee guida ma non dia seguito ad un’apposita “procedura”.

Probabilmente si pensa, a mio parere illusoriamente, che una volta approdata in parlamento, vi sia qualcuno che provveda a riempirla di contenuti (cosa ci aspettiamo ancora dopo aver letto la proposta di legge Ciccioli & C.!).

Purtroppo, dopo i numerosi interventi che mi hanno preceduto, posso affermare senza tema di essere smentito che siamo di fronte ad una guerra fra “zoccoli e ciabatte”. Mi riferisco non tanto alla diatriba epistolare fra UNASAM e URASAM cui si è fatto accenno ma, in particolare, alle posizioni contrapposte espresse con forza da familiari e da autorevoli membri di associazioni che li rappresentano. Un associazionismo diviso e conflittuale che evidenzia quanto sia prevalente un approccio individualistico ai problemi comuni.

Mi chiedo quindi “perché” propagandare una proposta di legge tanto divisiva?

A cosa e a chi serve? Non basta sapere che la legge 180 è applicata a macchia di leopardo e dove è applicata vi sono tangibili risultati eccellenti riconosciuti anche dall’OMS?

Non si capisce come l’art.16 di una prima stesura: Articolazione risposta alla crisi (apertura CSM almeno 12 ore ogni giorno la settimana….), sia poi confluito nell’art.7 di una seconda stesura: Il dramma della crisi (…negli orari di chiusura del CSM la risposta è data dal personale del DSM presente in servizio attivo o in pronta disponibilità collegato funzionalmente al Dipartimento di emergenza dell’Ospedale generale di riferimento).

Quali costi per due strutture parallele (DSM, CSM)? Non basterebbe una Direzione (DSM), un CSM aperto 24 ore 7 giorni su 7 con 8 posti letto e un SPDC (porte aperte e senza contenzioni) con 8 posti letto per casi di particolare gravità destinati a confluire in breve tempo nel CSM,  così come a Trieste?

L’anno scorso a Bergamo è stato aperto nell’Ospedale un SPDC per un totale di 45 posti letto suddiviso in tre moduli di 15 posti letto dove gli utenti sono trasferiti da un modulo all’altro e sostano per un tempo indefinito a seconda del grado di gravità in attesa che si liberi un posto presso le comunità riabilitative.

I due CPS sono degli ambulatori aperti 8 ore al giorno dal lunedì al venerdì pomeriggio e, come primo traguardo, è stata avanzata da qualche nostro familiare una proposta  di  mantenerli  aperti 12 ore tutti i giorni della settimana senza pensare alle risorse economiche e umane da impiegare per il potenziamento dei due CPS aggiunti  al mantenimento del succitato SPDC.

Non entro in merito al Decreto Regionale 4221 emanato dalla Regione Lombardia in cui si impone una “riabilitazione a tempo” (18 mesi o 36 mesi) a secondo del tipo di comunità perché l’analisi richiederebbe troppo tempo.

Nella mia presentazione mi sono dimenticato di dire che faccio parte, come familiare, del tavolo dell’Organismo di Coordinamento della Salute Mentale (OCSM), istituito presso l’ASL, dove esiste un’evidente riprovevole e insanabile frattura fra il sanitario e il sociale e dove, forti del loro sapere, dettano legge i primari dei tre DSM.

All’inizio ho detto che sono un familiare deluso ormai senza fiducia e speranza.  Posso dire però, che quando, per stemperare la mia tensione accumulata nel constatare lo stagnante sistema psichiatrico bergamasco, vado a Trieste con il mio pesante fardello di illusioni torno a casa con preziose gocce di rinnovata speranza.

P.S.: Considerazioni

Ho apprezzato l’intervento della dr.ssa Carla Ferrari che ha rilevato con parole forti la sua immane fatica ed impotenza nel dover constatare l’arretratezza del sistema psichiatrico bresciano in cui è chiamata a operare quotidianamente.

Non ho per nulla apprezzato l’intervento del sig. Martelli, vice presidente dell’URASAM che, con un’evidente supponenza provocatoria, si è permesso di dire al dr. Dell’Acqua che è “disinformato” inducendo lo stesso dr. Dell’Acqua a una concitata replica immediata.

Nell’intervento conclusivo il dr. Dell’Acqua, dopo aver rimarcato le ragioni della legge 180, sostenuta da un’esperienza di oltre 35 anni, affermava che la legge 181 anche dopo aver raccolto le sufficienti firme per approdare in parlamento “non andrà da nessuna parte”.

Il dr. De Stefani ha elencato i nemici della sua proposta di legge: UNASAM, Psichiatria Democratica, Forum della Salute Mentale, CGIL, lamentando con disappunto che hanno contrastato la sua proposta di legge a livello nazionale,  affermando che, nonostante tutto, continuerà imperterrito la sua instancabile opera di divulgazione rendendosi disponibile per chi desiderasse invitarlo ovunque per un suo intervento.

Questo alla faccia della cultura del “fare assieme” e dell’incontro fra i saperi!

Mi chiedo infine perché si è arrivati a questo esasperato confronto?

Non si poteva, prima della stesura della proposta di legge per garantire il massimo coinvolgimento possibile, consultare  i rappresentanti degli enti interessati per condividere  le varie linee di pensiero in assenza, come si afferma nelle note introduttive, di un impianto legislativo forte che tenesse assieme il  variegato mondo della salute mentale italiana?

E ancora, quale lo scopo, la finalità, l’obiettivo, se non l’ambizione di passare alla storia con una malcelata cronica presunzione medica?

Concludo permettendomi di rivolgere il mio accorato monito a quegli operatori della salute mentale che mi piace definire “contadini della salute” o “costruttori della salute” :

Contadini della salute quindi, perché devono sporcarsi le mani con i fatti e non pulirsi la coscienza con le parole.

Costruttori della salute perché devono essere come “artigiani” capaci di ricostruire la casa dell’altro, ma soprattutto abitarla insieme.

Gino Postini